Roma, detenuti aprono una panetteria e la chiamano “Fine Pane Mai”

Roma, detenuti aprono una panetteria e la chiamano “Fine Pane Mai”

Roma, detenuti aprono una panetteria e la chiamano “Fine Pane Mai”

8 detenuti del carcere di Rebibbia, rinchiusi per reati di rapina, droga e spaccio, hanno ottenuto un nuovo lavoro. I detenuti si svegliano ogni mattina alle 6 e fanno turni dove preparano il pane e imbustano le porzioni. La bottega si trova lungo via Bartolomeo Longo, a pochi passi dall’istituto di detenzione. Questa la ricostruzione storica del Messaggero:

“Il laboratorio è stato inaugurato il 20 aprile scorso, grazie all’impegno di varie associazioni del territorio che hanno collaborato con le istituzioni e con panifici privati (tra cui anche quelli di Lariano). Tutto è nato nel 2014, quando grazie ai fondi della Regione Lazio sono stati attivati corsi di formazione per i detenuti. Sono stati oltre 20, quelli di Rebibbia, che alla fine hanno ottenuto la qualifica. A scommettere sul progetto è stato invece Valentino, proprietario di un panificio di Lariano, che ha rilevato la bottega alla fine del corso di formazione, dando vita al punto vendita. Una parte del carcere, così, proprio lungo le mura di recinzione, è stata trasformata in laboratorio su due piani, per una grandezza complessiva di oltre 225 metri quadrati, compresi di giardino e punto vendita.”

Ma come hanno reagito le persone alla notizia?

La reazione del pubblico nelle prime settimane è stata positiva. «C’è stata un’ottima risposta sia da parte del territorio limitrofo che per l’interesse di tutti i dipendenti che lavorano nel plesso di Rebibbia, sia maschile che femminile. Parlo di medici, esperti, psicologi, agenti di polizia penitenziaria, che grazie al passaparola sono venuti in bottega», racconta Suor Primetta. Futuro? Prima di tutto mettere a sistema quest’esperienza. E poi, magari, allargarla anche al lato femminile. Coinvolgendo un paio di ragazze, (in semi-libertà) che possano aiutare con la distribuzione. Ribadendo un concetto semplice: «Tutti hanno il diritto di riprendersi la propria vita».

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