La ricetta di Stefano Fassina per rilanciare la sinistra? Socialismo nazionale!

La ricetta di Stefano Fassina per rilanciare la sinistra? Socialismo nazionale!

La ricetta di Stefano Fassina per rilanciare la sinistra? Socialismo nazionale!

In un post su queste pagine Stefano Fassina propone la sua ricetta per dare nuovo senso e rinnovato futuro alla sinistra italiana: ripartire dalla Patria e dalla Nazione, “prendere atto che la via della sovranità democratica europea è illusoria”. Per Fassina, bisogna tornare a una forte e indisturbata sovranità nazionale, solo così sarà possibile difendere gli interessi e rispondere ai bisogni degli italiani.

Per sostenere il suo ragionamento, Fassina utilizza indistintamente, come sinonimi, i concetti di “patria” e di “nazione”. Ma patria e nazione non sono sinonimi. La patria e il patriottismo indicano un’appartenenza “di progetto”, in cui ci si riconosce non sulla base di una più o meno presunta omogeneità “di sangue” ma perché si condividono valori, interessi, aspirazioni. La nazione è tutt’altro. Sul piano culturale è un concetto essenzialmente descrittivo, per indicare una comunità legata da vincoli storici, territoriali, linguistici. Trasferito sul piano dell’agire “politico”, il concetto di nazione finisce quasi inevitabilmente per degenerare in nazionalismo: è il “Prima gli italiani” di Salvini o “l’America first” di Donald Trump, sono le politiche di odio e rifiuto verso gli immigrati per lasciare da parte esempi meno attuali e più tragici.

Ma soprattutto: ridurre settant’anni di costruzione europea, di iniziali e certo imperfette cessioni di sovranità dagli Stati nazionali alle istituzioni comunitarie, a un disegno rivolto a contrastare “l’attuazione delle libertà e dei diritti della persona a cominciare dalla dignità del lavoro” – così ancora Fassina -, è il contrario della verità.

L’Europa odierna ha immensi limiti e difetti. Ma anche grazie all’Europa, alle sue leggi e alla sua “moral suasion”, l’Italia è diventata un Paese migliore, più giusto, più sicuro dall’ambiente ai diritti sociali ai diritti civili. E d’altra parte, il principale problema dell’Europa è nel fatto che le sue decisioni sono prese quasi tutte sulla base di logiche intergovernative; ciò che le manca è un centro decisionale democraticamente legittimato e autenticamente sovranazionale, dunque l’opposto del ritorno alla piena sovranità nazionale auspicato da Fassina per l’Italia.

All’Italia, caro Fassina, serve un’Europa molto più potente di quella odierna. Serve all’Italia e serve a ognuno dei 28 – oggi quasi 27 – membri dell’Unione. Il “vecchio continente” rappresenta – come superficie, come popolazione, sempre di più anche come Pil – una piccola parte del mondo. Se del mondo, di un mondo dove si stanno affermando protagonisti demografici ed economici incomparabilmente più grandi di noi, non vogliamo diventare “periferia”, dobbiamo affidarci a “più Europa”.

Il patriottismo è un sentimento importante. Fassina giustamente ricorda che ebbe un carattere fondamentalmente patriottico la Resistenza al nazifascismo e che l’ideale di patria ha un posto centrale nella nostra Costituzione. Ma la Resistenza e la Costituzione, espressione la prima e frutto la seconda di una guerra civile tra italiani, sono quanto di più lontano da un uso politico dell’idea di nazione; in esse la patria è vincolo di progetto, non di sangue. Come intuirono settant’anni fa Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, indiscutibilmente due patrioti italiani, non vi è contraddizione tra “amore patrio” verso l’Italia e scelta di riconoscersi, da italiani, in una più larga patria europea: non vi è contraddizione se questa duplice appartenenza risponde allo stesso orizzonte di valori e di obiettivi.

In questo senso, Fassina fa un lungo passo indietro rispetto all’idea di un’Europa democratica, federale, sociale consegnata da Spinelli e Rossi nel “Manifesto di Ventotene”. Fa un passo indietro che lo porta a “riscoprire” attualizzandolo una sorta di “socialismo nazionale”. Dalla classe alla nazione per inseguire la destra sovranista e nazionalista: mamma mia!

www.huffingtonpost.it

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