Zingaretti comincia molto male. Cambia tutto per non cambiare nulla. Crede di essere più furbo di Renzi, facendo la stessa politica antipopolare

Zingaretti comincia molto male. Cambia tutto per non cambiare nulla. Crede di essere più furbo di Renzi, facendo la stessa politica antipopolare

Marzo 27, 2019 Off Di Redazione

Come primo atto esterno, Nicola Zingaretti è andato a Torino per sostenere il TAV a fianco del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, schierandosi di fatto con Berlusconi e, paradossalmente, anche con la Lega, nonostante la presenti come principale nemico.
Il secondo atto lo ha rivolto all’interno del suo partito, annunciando l’abbandono del Nazareno per trasferirsi dal centro di Roma all’Ostiense, non molto distante.
È importante l’atto simbolico, mica la sostanza.
È convinto che basta traslocare per presentarsi nuovo e imbonirsi i resti del PD, quelli che sono rimasti, per convincerli che si tratta di un cambiamento vero. I militanti del PD, per dirla tutta, sono considerati – non solo da Zingaretti, ma anche dagli altri capetti che lo hanno preceduto – alla stregua di utili idioti. Così come del resto è considerato Zingaretti da chi lo ha scelto e fatto eleggere in primarie burlesche.
La sostanza quindi è vecchia, mentre ad apparire nuova è solo l’apparenza.
Zingaretti sa che non può fare una politica economica e sociale diversa da quella di Renzi.
Le scelte politiche di fondo più importanti non le decide lui, come non le ha decise Renzi. Sia Renzi che lui sono semplici marionette nelle mani dei veri decisori che sono Mario Draghi, attuale capo della BCE, e i maggiorenti del PD, a partire da Prodi, Napolitano, Mattarella, ecc.
Draghi e i veri capi del PD da tempo hanno deciso che l’Italia non può esprimere una linea di politica economica e sociale autonoma, nazionale e indipendente.
Di fatto hanno delegato la Commissione UE a decidere i contenuti fondamentali della nostra legge di bilancio, esautorando, concretamente, i poteri del Consiglio dei Ministri e delle Camere, e lasciando alla massime istituzioni repubblicane, solo per dare una parvenza di legalità, il potere di rettificare le decisioni prese – per l’Italia! – dalla Commissione UE.
In altre parole, Draghi e i veri capi del PD hanno stabilito che le decisioni su come spendere i soldi dei cittadini italiani incassati dallo Stato italiano con il pagamento delle tasse, non possano essere assunte dagli organi dello Stato demandati a questo compito, ma dalla Commissione UE.
La loro convinzione è che l’Italia, schiacciata da un enorme debito pubblico e da una sostanziale incapacità a governarsi da sé, non ha altra strada che quella di farsi governare da altri e più precisamente dalla élite degli euro burocrati, i quali, dal folle punto di vista di Draghi e primati PD, saprebbero fare i nostri interessi meglio dei quanto lo possano fare i governanti scelti dal popolo italiano.
La reale disistima di Draghi e maggiorenti PD nei confronti della democrazia italiana è tale, profonda e viscerale quanto lo è l’ipocrisia con cui a parole la difendono e dietro cui nascondono il disprezzo per il popolo italiano e per chi il popolo Italiano ha demandato per essere rappresentato nelle istituzioni repubblicane e dunque da questi governato.
Per loro cambia nulla che ci sia Renzi o Zingaretti.
Finché Renzi è servito, è stato riverito, vezzeggiato e tenuto, ma dopo che è stato bruciato dalle politiche che ha fatto in nome e per conto di Draghi e degli oligarchi del PD, essi stessi che lo hanno scelto e voluto, gli hanno detto di farsi da parte perché la sua missione era conclusa e bisognava mettere un altro al suo posto.
E così ne cambieranno uno dopo l’altro.
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