“L’imminente deterioramento della posizione fiscale dell’Italia – trainato dall’aumento dei rendimenti obbligazionari, dal rallentamento della crescita e dalla prossima recessione – e la situazione politica stanno preparando il terreno a ulteriori turbolenze nei mercato”.

Lo ha detto David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank, al Financial Times.

In parole povere, Deutsch Bank ha chiesto direttamente all’Italia di spingere per la riforma del Mes in modo da evitare scenari apocalittici.

“Dovrebbe essere coinvolto il Meccanismo europeo di stabilità – prosegue l’economista tedesco -, finanziando un riacquisto di parte del debito ad alto costo il cui interesse dovrebbe essere pagato quando l’economia italiana raggiungesse una maggiore produttività e una maggiore crescita”.

Secondo il giornalista Federico Giuliani “il meccanismo europeo di stabilità ha alle spalle un percorso lungo e tortuoso. Sono infatti anni -prosegue il giornalista – che i tecnocrati di Bruxelles cercano di piazzare il colpaccio finale: l’unione bancaria europea. Per arrivare al traguardo sognato, i ‘capi’ dell’Ue sanno che prima è necessario attraversare una serie di tappe intermedie, proponendo riforme, modifiche e trattati”.

“L’Europa ha capito che non può continuare a proporre la ricetta dell’austerity, ma Bruxelles è consapevole anche che l’unico modo per far quadrare i conti è far accettare ai Paesi membri dell’Ue, soprattutto quelli dai debiti alti, miglioramenti duraturi nella crescita non saranno raggiunti senza le riforme strutturali”.

Secondo Giuliani, “il messaggio di Folkerts-Landau può suonare come una specie di minaccia: dato che l’Italia è spacciata, o accetta la riforma del Mes o dovrà far fronte a una crisi dai risvolti incerti. Tra l’altro non stupisce che sia proprio la Deutsche Bank a fregarsi le mani di fronte alla prospettiva di una ipotetica modifica del Mes. Già, perché la Germania e la Francia, attraverso questo fondo, sperano di accollare i debiti dei loro istituti agli altri Paesi europei. Sia chiaro, in nome dell’Unione Europea”.

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Di Redazione

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