Ryanair, accordo con i sindacati italiani (ma resta lo sciopero del 28)

Ryanair, accordo con i sindacati italiani (ma resta lo sciopero del 28)

Ryanair, accordo con i sindacati italiani (ma resta lo sciopero del 28)

Ryanair, il vettore low cost irlandese, ha raggiunto un accordo con tre sigle sindacali italiane (Fit Cisl, Anpac e Anpav) per un contratto collettivo di lavoro che coprirà tutto il personale di cabina italiano dal 1 ottobre 2018. Il contratto proposto avrà una durata di tre anni, sarà disciplinato dal diritto italiano (e non da quello irlandese, come precedenza) e consentirà ai dipendenti, fra le altre cose, di avere accesso ad aumenti retributivi e a schemi pensionistici italiani. Il patto segue quelli raggiunti in Irlanda e Regno Unito con i sindacati Forsa e Unite, dopo un’estate di turbolenze sindacali che ha messo alla prova il traffico della compagnia in un periodo di picco per gli spostamenti.

Nell’attesa, però, l’azienda ha anche confermato di aver cancellato 190 voli (l’8% del totale) in occasione dello «sciopero non necessario» proclamato dalle parti sociali di vari paesi Ue per il 28 di settembre. L’agitazione, secondo le stime del vettore, dovrebbe colpire un totale di 30mila passeggeri.

Le novità dell’accordo, dai contratti alla pensione
Il contratto collettivo accordato in Italia rientra in un processo, graduale, di apertura dell’azienda alla contrattazione. Il vettore irlandese è passato dal rifiuto di riconoscimento dei sindacati in blocco a una serie di concessioni sempre più significative, almeno rispetto agli standard di partenza. A far smuovere la società fondata da Michael O’Leary sono stati una lunga serie di scioperi, capaci di incrinare la reputazione (e il modello di business) dell’azienda diventata simbolo del low cost. Una delle ultime agitazioni, lo scorso agosto, si basava sulla stessa rivendicazione ora accontentata dall’azienda: adattare i contratti dell’equipaggio al diritto dei vari stati membri, senza uniformare tutti i rapporti del lavoro alle – più convenienti – regole irlandesi. Il testo approvato dalle sigle sindacali, valido fino al 31 dicembre 2021 e sottoposto a leggi e tribunali italiani, permetterà prima di tutto al personale di cabina italiano di «transitare sotto ai contratti locali (non irlandesi, ndr)» con «accesso immediato a benefit italiani come permesso di paternità e maternità». Fra gli altri vantaggi elencati dal vettore ci sono aumenti retributivi e l’introduzione di uno «schema pensionistico italiano» come parte del pacchetto complessivo.

Niente da fare sullo sciopero: quasi 200 voli sospesi
Nonostante i «progressi significativi» rivendicati dall’azienda, però, lo sciopero del 28 settembre resta in calendario. Il vettore ha annunciato di aver sospeso per cautela 190 voli fra Spagna, Belgio, Olanda, Portogallo, Italia e Germania, accusando «piccole minoranze» del personale di aver orchestrato la mobilitazione. «Se abbiamo raggiunto accordi con i sindacati in Irlanda, Regno Unito, Germania e Italia – dice il capo del marketing Kenny Jacobs – Perché alcune sigle sindacali in Belgio, Olanda e Spagna non accettano accordi simili?». Già, perché? Le rappresentanza sindacali coinvolte nello sciopero del 28 accusano Ryanair di aver condotto negoziati di facciata, senza modificare a fondi i termini contrattuali ritenuti più svantaggiosi per i dipendenti.

Le parti sociali lamentano retribuzioni e diritti inferiori alla media del settore, oltre alla pratica di «scegliere solo alcuni interlocutori» fra le sigle sindacali e avviare una contrattazione che non tiene conto di tutte le esigenze sul tavolo. Anche in Italia Filt Cgil, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo hanno chiesto un «incontro urgente»al ministro del Lavoro Luigi Di Maio per «ricondurre i comportamenti (di Ryanair, ndr) al rispetto delle norme sul lavoro, dei diritti costituzionali dei lavoratori e dei cittadini e delle sentenze della magistratura». Ryanair, proseguono le tre sigle, «ha scelto alcuni interlocutori sindacali di proprio gradimento, sottoscrivendo con questi accordi collettivi dai contenuti inaccettabili, non coerenti con il contratto nazionale di settore e, a nostro avviso, per molti aspetti contrastanti con la normativa del lavoro italiana».

 

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