Di Battista: ‘Scalfari il Napolitano dei giornalisti, sempre dalla parte dei potenti’

Di Battista: ‘Scalfari il Napolitano dei giornalisti, sempre dalla parte dei potenti’

Di Battista: ‘Scalfari il Napolitano dei giornalisti, sempre dalla parte dei potenti’

Alessandro Di Battista nel suo libro “Meglio Liberi – Lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare” dice la sua su Giorgio Napolitano ed Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica che solo qualche giorno fa ha detto a Di Martedì che preferisce Berlusconi a Di Maio.

Scrive su Napolitano il deputato del M5S:

“Il giorno più drammatico della mia esperienza come parlamentare è senz’altro stato il 20 aprile 2013. Quel giorno il Parlamento rielesse Giorgio Napolitano presidente della Repubblica”. Quel giorno “Napolitano, venne scelto dall’intero sistema partitocratico come argine all’ avanzata del Movimento”.

E in merito a Scalfari Di Battista non ha dubbi:

Scalfari per me è il Napolitano del giornalismo italianoAnch’egli sempre dalla parte dei potenti e contrarissimo a chi lotta per ottenere quote di sovranità. Quando arrivai negli studi di La7 lui era seduto su quello stesso divanetto….

‘Finalmente un grillino’ disse lui stringendomi la mano.

Mi guardava come se fossi un alieno, non so, forse si immaginava che sarei entrato in quegli studi con una clava in mano, vestito di pelli di leopardo. Invece ero in giacca e cravatta e mi ero anche fatto la barba.

Lui era freddo e avvertivo un grande rancore nei miei confronti, ma io ero sicuro di me e molto sereno.

Per rompere il ghiaccio gli ricordai l’intervista che proprio lui aveva fatto a Berlinguer nel 1981″ quando il segretario del Pd lanciò l’allarme sulla ‘questione morale’.

A Scalfari feci i complimenti per quell’intervista, ma lui rispondeva solo con ‘vuote invettive’ contro di me.

‘Vuote invettive’, proprio come Napolitano descrisse allora le parole di Berlinguer sulla questione morale.

Continuava a ripetere come fossi eterodiretto, una marionetta in mano a Grillo. Io smentivo punto su punto quei suoi luoghi comuni ma non c’era verso, era come parlare a un muro”. Fonte: Silenzi e Falsità

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