Pepe Escobar: «La Cina che investe direttamente nell’economia siciliana è un affare enorme, totalmente in sintonia con l’interesse nazionale italiano»

Pepe Escobar: «La Cina che investe direttamente nell’economia siciliana è un affare enorme, totalmente in sintonia con l’interesse nazionale italiano»

Aprile 3, 2019 Off Di Redazione

“La Cina che investe direttamente nell’economia siciliana è un affare enorme, totalmente in sintonia con l’interesse nazionale italiano in termini di espansione del ruolo di ponte strategico tra l’Europa meridionale e l’Africa settentrionale”.
Lo scrive il giornalista brasiliano Pepe Escobar in un editoriale per Asian Times tradotto in italiano da L’Antidiplomatico.
Escobar fa notare che Palermo, dove il presidente cinese Xi Jinping è atterrato dopo gli incontri a Roma, “capita di essere la città natale del presidente italiano Sergio Mattarella e, più significativamente, di Michele Geraci, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Geraci già professore di finanza presso l’Università Zhejiang di Hangzhou dal 2009 al 2018. Sinofilo fluente in mandarino, è stato l’uomo di punta di Roma per negoziare con Pechino”.
“L’isteria atlantistica” spiega Escobar “sta imperversando selvaggiamente – con la narrativa semplicistica incentrata sul fatto che l’Italia è un membro del G7, nel cuore del ‘mare nostrum’ del Mediterraneo, e piena zeppo di basi NATO. Quindi, non può ‘svendersi’ alla Cina. Conte e diplomatici a Roma hanno confermato che si tratta strettamente di cooperazione economica e firmare un memorandum non è vincolante. L’Italia, infatti, si è informalmente allineata con lo schema Belt and Road dal 2015 quando è diventata uno dei membri fondatori della Asian Investment Infrastructure Bank (AIIB), che finanzia i progetti BRI”.
“Ho già spiegato” prosegue il giornalista “come Marco Polo sia tornato in Cina, ancora una volta, e come l’UE stia lottando per posizionarsi in un fronte comune quando si tratta del suo principale partner commerciale. Il gioco geoeconomico in corso riguarda essenzialmente la via della seta marittima – con l’Italia che si posiziona come il terminale privilegiato dell’Europa meridionale della BRI. Il porto di Venezia è già stato ristrutturato per un possibile ruolo come terminale BRI. Ora, si apre la possibilità per Genova e i porti adriatici settentrionali di Trieste e Ravenna, che saranno sviluppati da COSCO e China Communications Construction. Conte stesso ha già individuato, a memoria, Genova e Trieste come ‘terminali per le nuove vie della seta’. COSCO sta andando a gonfie vele. Ha gestito il porto del Pireo in Grecia dal 2008 e detiene il 35% di Rotterdam e il 20% di Anversa. E progetta di costruire un terminal ad Amburgo. Nella Battaglia dei Super-Porti, come l’ho definita, tra il nord e il sud dell’Europa, Cosco scommette su entrambi i lati”.
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